Penso al rapporto di Pasolini con il calendario, con le stagioni, al suo riferirsi al mese di maggio, come nell’incipit de Le ceneri di Gramsci, o al sogno di un “futuro aprile” da vivere, lui “feto adulto”, solo con sua madre Susanna…
Quanto ci manca PPP…
“Non è di maggio questa impura aria
Pier Paolo Pasolini, “Le ceneri di Gramsci”, 1957
che il buio giardino straniero
fa ancora più buio, o l’abbaglia
con cieche schiarite… Questo cielo
di bave sopra gli attici giallini
che in semicerchi immensi fanno velo
alle curve del Tevere, ai turchini
monti del Lazio… Spande una mortale
pace, disamorata come i nostri destini,
tra le vecchie muraglie l’autunnale
maggio. In esso c’è il grigiore del mondo,
la fine del decennio in cui ci appare
tra le macerie finito il profondo
e ingenuo sforzo di rifare la vita;
il silenzio, fradicio e infecondo…”
[continua]





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