Nella ricorrenza delle Liberazione della Patria dall’oppressione nazifascista si ripresentano le rituali lamentele e polemiche sul ruolo della Resistenza, il cui significato come fatto storico e politico non è ben compreso da tanti che lo ignorano, lo trascurano o lo mistificano.
Sul piano militare la liberazione della Patria occupata e la fine delle dittature fascista e nazifascista si devono certamente in parte preponderante agli alleati anglo-americani, che armavano e sostenevano la Resistenza, e i cui cimiteri di guerra in territorio italiano dovrebbero essere meta di pellegrinaggi e suscitare sentimenti di gratitudine imperitura per il sacrificio della vita di quelle migliaia di giovani caduti in una terra a loro straniera.
Ma quale sarebbe stata la sorte dell’Italia se, neanche di fronte alla tragedia dell’invasione nazista e dei lutti atroci che ne conseguirono (grazie anche alla collaborazione di una parte significativa di italiani che a ciò contribuirono: non fummo tutti brava gente), almeno una parte della popolazione non si fosse ribellata, armi in pugno e a rischio della propria vita?
Un popolo di imbelli rassegnati, cultori del “disonore chiamato fedeltà” ma in realtà umili servitori dei tedeschi invasori, avrebbe ottenuto – e meritato – il disprezzo di quelle nazioni che avevano mandato i loro giovani soldati a risalire la Penisola, dalla Sicilia fino alle Alpi, al costo di decine di migliaia di caduti.
Anche se il suo contributo militare alla Liberazione fu quindi minoritario (ma comunque assolutamente non trascurabile in Alta Italia), è però l’alto senso simbolico e morale della Resistenza (al netto degli eccessi, delle violenze efferate che ci furono e vennero colpevolmente occultate nel dopoguerra) a costituirne il vero straordinario valore, che ci ha riscattati da due decenni di ottusità, ed è ancora oggi attualissimo e fonte di ispirazione per le giovani generazioni.
Chi non capisce questo non comprende gli ultimi 80 anni della nostra storia, e vive in una realtà virtuale e, per certi versi, patetica, di nostalgie e di rimpianti del tutto ingiustificati.

Voglio per questo ricordare qui, in queste ore, due martiri della Resistenza, partigiani “bianchi” della Brigata Osoppo, caduti per mano di chi era partigiano, si, ma forse per conto terzi: il Cap. Francesco de Gregori (“Bolla”) e Guidoalberto Pasolini (“Ermes”), uccisi a Porzûs perché combattevano per la libertà, e non per portare il Paese sotto un’altra dittatura.
Il mio pensiero oggi va in particolare a loro e ai loro compagni caduti combattendo per la libertà, e a tutti gli altri morti per gli stessi ideali e sotto le stesse “belle bandiere”.
Il loro sacrificio illumina ancora e ispira le nostre coscienze.

Viva il 25 aprile, Viva la Repubblica, Viva l’Italia!
(*) Meine Ehre heißt Freiheit (da non confondere con altro lugubre motto)



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