FOREVER YOUNG

Chi è stato bambino negli anni ’60 non può non aver sentito il fascino delle esplorazioni spaziali. Nel 1968 mio padre mi portò a stringere la mano a Scott Carpenter, che era di passaggio da Palermo per ritirare un premio a Ustica (connesso alla sua passione per il mare). Io rimasi incantato per tre giorni, pensando di aver toccato una mano che era stata nello spazio…

Dopo l’epica dello sbarco sulla Luna, la nottata con Tito Stagno e Ruggero Orlando e un piccolissimo televisore in bianco e nero, l’emozione salì a quei livelli, ma con maggiore consapevolezza della reale portata degli eventi, nel 1981, con la prima missione dello Space Shuttle (STS-1): partenza spettacolare, forse più del Saturn V, anche perché si trattava di un mezzo in qualche modo “pilotato”.

Straordinario il rientro planato, come un gigantesco aliante: ma con il “triangolo giallo” (velocità di avvicinamento) a 290 kts (più di 500 km/h, quando un normale aliante si avvicina alla pista a 90-100 km/h!).

Ciò nonostante, posò il ruotino anteriore esattamente sulla centerline della pista, dopo essere stato un paio di giorni in orbita.

Il comandante era John Young (in equipaggio con Robert Crippen) che, dopo essere stato due volte nello spazio con le missioni Gemini, due volte intorno e sulla Luna con le missioni Apollo 10 e Apollo 16, volerà un’altra volta dopo il maiden flight sullo Shuttle (missione STS-9) per portare in orbita pezzi dello Skylab. Un totale di sei voli spaziali, che sono sette considerando la partenza dalla Luna con Apollo 16…

Young ci ha lasciati l’altro ieri, a 87 anni, riducendo ai minimi termini quella sparuta pattuglia di uomini che possono ancora guardare la Luna dicendo ai propri nipoti “un giorno ho passeggiato lassù”…

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