Cieli blu, Andrea!

Molto rattristato dalla scomparsa improvvisa di Andrea Purgatori: lo avevo conosciuto a Palermo nel 1986, tramite Daria Bonfietti, in occasione di un convegno nella Sala delle Lapidi del Comune di Palermo. C’era Daria e c’era Alessandro Gamberini, straordinaria figura di giurista e avvocato bolognese che è stato negli anni molto vicino ai familiari delle vittime di quella e di altre stragi di verità e di giustizia, e trascorremmo poi la serata, fino a notte fonda, a scambiarci informazioni e idee sul caso Ustica.

Con Andrea (e Daria) le strade si incrociarono nuovamente nel 1988-1992, durante la mia collaborazione con Roberto Cicciomessere appena (ri)entrato alla Camera da deputato radicale, e furono subito scintille: durante un’audizione del 1990 del professor Giuliano Amato, che nel 1986, da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Craxi, aveva dato l’avvio al recupero del relitto del DC9 I-TIGI dal fondo del Tirreno, si scatenò un’accesa polemica dopo le domande che Cicciomessere gli aveva rivolto e che miravano a chiarire come e perché il recupero del relitto fosse stato affidato alla società francese Ifremer, circostanza in cui destavano perplessità almeno due aspetti: in primis, la nazionalità della ditta incaricata, posto che già allora vi erano dei sospetti sul ruolo delle forze aeree e navali francesi nella vicenda (confermati molti anni dopo dal presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio), al punto che lo stesso Amato aveva informalmente dichiarato che il recupero non sarebbe stato certo affidato ai francesi (come invece poi, puntualmente, avvenne…).

La seconda circostanza, ancora più inquietante in termini “di sistema”, era che Giuliano Amato aveva dichiarato in Commissione parlamentare che la posizione del relitto del DC9 Itavia era nota già prima dell’inizio delle operazioni di recupero, avendo egli stesso preso visione di rilievi fotografici effettuati, non si sa a che titolo, dalla US Navy, quando invece i resoconti ufficiali della campagna di recupero davano conto di un’estesa attività preparatoria della Ifremer per localizzare il DC9. Le fotografie del relitto gli erano state mostrate dall’allora giudice istruttore Vittorio Bucarelli.

Io avevo attribuito la battuta di Amato sulla Ifremer ad Andrea, sbagliando (la fonte era un altro giornalista…), coinvolgendolo suo malgrado in un’accesissima, violenta, polemica. Ma lui non se la prese: gli passai un biglietto nella sala video a circuito chiuso di Palazzo San Macuto, da cui seguivamo in diretta le audizioni, scusandomi per averlo involontariamente tirato in ballo, senza prevedere che da questa incomprensione sarebbero scaturite nei giorni successivi la dichiarazione di Amato “non sono abituato a mentire” e le successive conseguenti dimissioni del giudice Bucarelli, che abbandonò l’inchiesta sul caso Ustica e “sparì dai radar”. Quando lui venne a sapere delle dimissioni di Bucarelli mi telefonò a tarda sera, dopocena, per informarmi, e commentammo la vicenda e la clamorosa manifestazione di “serendipità” a cui non eravamo del tutto estranei.

Ho poi seguito negli anni la carriera giornalistica di Andrea, considerandolo un prototipo di vero giornalista, che scava, approfondisce, senza accontentarsi di “veline” qualunque sia la loro provenienza.

Non tutto il risultato del suo lavoro mi convinceva: passato alla televisione, coi ritmi del linguaggio televisivo commerciale, mi appariva distante, comunque diverso dal modello che avevo ammirato anni prima. In particolare sulle tragiche vicende eversive siciliane che vanno dal 1979 al 1993, mi era apparso a tratti in qualche modo superficiale e incline ad andare incontro ai gusti del pubblico “giustizialista” (mentre negli anni ’80 sul Corriere era stato in limpida solitudine, controcorrente perché non ideologico né antiamericano per partito preso, a chiedere verità e a combattere contro il “muro di gomma”…). Credo che questo sia dipeso dalla distanza dalla Sicilia, per un romano de Roma come lui, e dalla mancanza di interlocutori e fonti affidabili che lo hanno portato a volte a perdere il bandolo della matassa rifugiandosi nella retorica panmafiosa, quella per cui le bombe del ’93 sono “segnali” di Riina e Provenzano e per altre vicende si affermano verità “inevitabili e confortevoli”, per dirla con Sciascia, anche se le puntate che dedicò a Falcone e Borsellino restano delle pagine di grande televisione, compresa quella appena ritrasmessa da La7.

Al termine di questa giornata iniziata con la triste notizia della sua morte, voglio ricordare Andrea Purgatori con l’immagine del camerata Fecchia, primo a sinistra, e pensare a quanto si sarà divertito scrivendo e recitando in quel piccolo capolavoro di “Fascisti su Marte”…

Cieli blu Andrea!

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