{"id":217,"date":"2025-06-14T18:42:59","date_gmt":"2025-06-14T18:42:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.scunzajocu.it\/?p=217"},"modified":"2026-10-15T18:49:40","modified_gmt":"2026-10-15T18:49:40","slug":"%cf%87%ce%b1%ce%bb%ce%b5%cf%80%e1%bd%b0-%cf%84%e1%bd%b0-%ce%ba%ce%b1%ce%bb%ce%ac","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.scunzajocu.it\/?p=217","title":{"rendered":"\u03a7\u03b1\u03bb\u03b5\u03c0\u1f70 \u03c4\u1f70 \u03ba\u03b1\u03bb\u03ac"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>RICORDO DI CARMELO ARENA,<br>MAESTRO DI VITA E DI MATEMATICA IN TERRA SICILIANA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Correva l\u2019anno (scolastico) 1972\/1973 quando gli occhi neri di Carmelo Arena, che sprizzavano intelligenza e vivacit\u00e0, incrociarono i miei al suo arrivo da giovane insegnante di matematica (aveva allora ventisette anni) all\u2019Istituto Gonzaga di Palermo, dove anch\u2019io ero appena giunto, pochi mesi prima, per frequentare la<br>prima media.<br>Il professor Arena prendeva il posto di una collega che aveva lasciato la nostra scuola dopo il primo trimestre, e immediatamente riconobbi in lui quei segni di entusiasmo, di generosit\u00e0 di impegno, di piacere della condivisione delle sue conoscenze che saranno la cifra costante della sua vita.<br>Seguivo le sue lezioni con grande passione per la matematica, e inizi\u00f2 presto a manifestarsi da parte sua<br>un affettuoso incitamento nei miei confronti a praticarla e approfondirla.<br>L\u2019anno successivo, direi \u2013 a memoria \u2013 nei primi mesi del 1974, Carmelo partecip\u00f2 a un concorso pubblico per l\u2019insegnamento nelle scuole superiori, ma venne in classe nel pomeriggio dopo una faticosa e intensa<br>mattina trascorsa a risolvere i problemi matematici della prova scritta.<br>Nonostante la stanchezza, il caldo dell\u2019aula, la giacca e la cravatta sempre indossate, riusc\u00ec in poco tempo a calamitare la nostra attenzione spiegandoci \u2013 in modo necessariamente molto semplificato \u2013 i problemi di geometria analitica che aveva dovuto affrontare, riempendo la lavagna di bei grafici con coni e piani di intersezione che generavano quelle \u201cmagiche\u201d curve coniche, ovvero le ellissi, le parabole e le iperboli di cui per la prima volta sentivamo parlare.<br>Io e qualche altro compagno eravamo davvero ipnotizzati dalla sua descrizione, pur avendo conoscenze elementari della matematica. Intuivamo per\u00f2, dall\u2019entusiasmo del nostro professore, la eleganza intrinseca di quei concetti che qualcuno di noi decise poi di approfondire negli studi successivi, comprendendo meglio come Gauss avesse fatto riferimento alla geometrica bellezza di quella matematica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scuola era appassionante, per merito anche di altri straordinari insegnanti, insieme ai quali facemmo belle gite in bicicletta ai tempi della \u201causterit\u00e0\u201d, nel 1973-1974, quando nel corso della domenica venne vietato il traffico dei veicoli a motore privati, come forma di risparmio energetico e non ancora di \u201cdomenica ecologica\u201d: era scoppiata la guerra del Kippur tra Israele ed Egitto e tutto il mercato del petrolio era stato sconvolto, con un notevole incremento dei prezzi degli idrocarburi. Dovrebbe esserci ancora in giro qualche fotografia, scattata durante quelle \u2013 per me e i miei compagni \u2013 epiche gite e pubblicata a suo tempo su \u201cIl Gonzaga\u201d, che mostra Carmelo in sella alla sua bicicletta attorniato da tanti allievi, me compreso, sulla strada per Sferracavallo o lungo i viali della Favorita.<br>Indimenticabile fu, in quel periodo, una sua improvvisata lezione di meteorologia pochi giorni dopo<br>la distruzione del porto di Palermo del 25 ottobre 1973, determinata da una tempesta che danneggi\u00f2, infine abbattendola, la vecchia diga foranea e trasform\u00f2 la darsena e le banchine in vero e proprio mare aperto.<br>L\u2019acqua spinta dal moto ondoso arriv\u00f2, risalendo la pendenza, in via Emerico Amari e in corso Vittorio<br>Emanuele II. Il professor Arena ne trasse spunto per parlarci dei venti, della loro formazione e dei loro effetti, e ci mostr\u00f2 come calcolarne approssimativamente l\u2019intensit\u00e0 utilizzando una molla con cui misurare la<br>forza del vento che muoveva l\u2019anta di una finestra. Non erano ancora diffuse le stazioni meteo amatoriali, n\u00e9 le app e i portali dedicati alla meteorologia, per cui \u2019informazione che si otteneva dal suo ingegnoso<br>meccanismo era molto interessante, soprattutto per valutazioni microclimatiche. Al di l\u00e0 dell\u2019accuratezza<br>dello \u201cstrumento di misura\u201d realizzato, ovviamente molto approssimativa, era lo spirito ideatore pi\u00f9<br>importante del risultato: ci dimostrava che, con un po\u2019 di fantasia e di passione, e un pizzico di matematica, si<br>potevano raggiungere risultati impensabili anche nella comprensione del mondo \u201creale\u201d.<br>Accanto a Carmelo, e sopra tutti i suoi pur valorosi colleghi che componevano il corpo docente del Gonzaga (da Gino Saitta a Pierantonio Sapienza, da Augusto Di Bartolo a Lellina Glorioso), svettava a quel tempo la dolce figura della giovane professoressa Maria Gioia Arancio, docente di lettere (ovvero, al tempo, italiano e latino), bravissima, bionda dallo sguardo vivace che ci ipnotizzava: io e i miei compagni eravamo tutti, chi pi\u00f9, chi meno, innamorati di lei!<br>Andare a scuola era per me una vera gioia, e restarci anche nel pomeriggio o la domenica per giocare a calcio o a tennis un piacere irrinunciabile.<br>In quel contesto, la figura di Carmelo Arena si distingueva per generosit\u00e0, entusiasmo, dedizione ai<br>suoi allievi, passione: volendo fare un paragone, ritrovai quell\u2019entusiasmo e quel carisma, anni dopo, nella straordinaria interpretazione di Robin Williams nei panni del professor John Keating, docente di letteratura, nel magnifico film <em>L\u2019attimo fuggente<\/em>, di Peter Weir.<br>La pacchia stava per\u00f2 per finire: arriv\u00f2 la fine della terza media, con l\u2019esame che segnava il  Completamento del ciclo e l\u2019inizio di scelte che avrebbero condizionato studi futuri, e non solo. Significava dire addio a quei professori che tanto ci avevano trasmesso e ispirato.<br>L\u2019anno scolastico si concluse molto bene: Carmelo aveva ammesso me e tre miei compagni (Gaetano, Alfonso e Massimo) con \u201cnove\u201d all\u2019esame finale (i \u201cdieci\u201d non esistevano\u2026) ma io, tra i quattro che lo seguivano pi\u00f9 assiduamente, ero l\u2019unico per cui si sarebbero aperte le porte del liceo classico invece che dello scientifico.<br>Cos\u00ec i tre amici avrebbero avuto la fortuna di proseguire gli studi con lui, nel frattempo promosso quale<br>insegnante di liceo: li invidiavo ma avevo poche possibilit\u00e0 di deviare da una strada gi\u00e0 segnata. Avendo<br>ottenuto il giudizio di \u201cottimo\u201d all\u2019esame finale sia nelle materie \u201cordinarie\u201d sia in latino, non potevo sottrarmi a una scelta che allora non ero sufficientemente maturo per fare in autonomia: il mio futuro scolastico era gi\u00e0 segnato dall\u2019orientamento familiare, e mi attendeva a ottobre il ginnasio, anticamera del paludato e prestigioso liceo classico.<br>Con la fine delle scuole medie, dopo i saluti ai compagni e il congedo dai professori, mi tocc\u00f2 subire un grande trauma: il matrimonio della professoressa Arancio!<br>Fui l\u2019unico della classe a essere invitato, e ci\u00f2 mi lusingava, sperando che ci\u00f2 non fosse solo per il mio<br>ruolo di \u201crappresentante di classe\u201d. Nello stesso tempo ero angosciato: la fatina della mia fanciullezza, la dolce Magi (come veniva chiamata, scoprimmo, dagli amici) si sposava, con un bellimbusto sconosciuto che sarebbe diventato suo marito, non con me che la sognavo da tre anni!<br>Al ricevimento per il matrimonio, a cui presi parte accompagnato da Roberto Liotta, invitato in quanto<br>amico della sposa e prefetto, ovvero collaboratore non docente della scuola, c\u2019era anche Carmelo, con cui mi intrattenni brevemente rispondendo a sue domande, l\u2019ultima delle quali fu relativa al numero di telefono di casa mia.<br>Pochi giorni dopo mia madre mi annunci\u00f2, a sorpresa, che l\u2019indomani avremmo avuto ospite a cena il<br>professor Arena. Eravamo all\u2019Addaura, luogo di villeggiatura estiva, e mi venne affidato il compito di<br>andare incontro nel tardo pomeriggio all\u2019ospite, cui era stato consigliato di lasciare l\u2019automobile sul lungomare per non avventurarsi su una strada in salita piuttosto impervia e piena di curve strette.<br>Avevo tredici anni, ma per un inspiegabile allentamento della leggendaria prudenza che ispirava diversi aspetti della vita di mio padre, unita a una sua evidente e grave sottovalutazione dei molteplici rischi e delle conseguenti responsabilit\u00e0 che avrebbero potuto scaturirne, dall\u2019et\u00e0 di dieci anni guidavo disinvoltamente le macchine di casa, tra cui un\u2019Alfa Romeo 2000, nel periodo estivo. Mi divertivo molto, e me la cavavo bene, anche se l\u2019area d\u2019azione concessami era per fortuna limitata al tratto di strada litoranea dalla borgata di Vergine Maria fino all\u2019istituto Roosevelt, alle porte di Mondello, per quanto sufficiente a determinare situazioni pericolose, non tanto per la condotta del mezzo quanto per il fatto in s\u00e9 di costituire una grave violazione del codice della strada.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu quindi con la macchina pi\u00f9 grande che mi feci trovare a bordo strada per offrire un passaggio allo stupito Carmelo che, non potendo avere alcuna idea delle mie abilit\u00e0 automobilistiche, assumeva accanto a me una postura da passeggero preoccupato per la propria incolumit\u00e0, anche se cercava di non farlo trapelare. Il breve tragitto fu per\u00f2 assolutamente confortevole ed esente da intoppi: all\u2019arrivo, parcheggiai la macchina con ostentata disinvoltura, sgravandolo dello stato di tensione.<br>L\u2019ospite si presentava con un mazzo di fiori per mia madre e con due piccoli libri per me: due volumetti degli<br>Enigmi e giochi matematici di Martin Gardner, mitico curatore della rubrica Mathematical Games su Scientific American (\u201cLe Scienze\u201d, nella edizione italiana della rivista), con le copertine che riproducevano incisioni di Maurits Cornelis Escher. Fu quella la mia scoperta del grande artista olandese, che mi entusiasm\u00f2 e mi port\u00f2 poi, anni dopo, ad apprezzare quel bel libro di Douglas Hofstadter (guarda caso, successore di Gardner a Scientific American nella rubrica di giochi matematici, da lui ribattezzata Metamagical Themas con l\u2019anagramma del suo precedente titolo) intitolato <em>G\u00f6del, Escher, Bach: An Eternal Golden Braid<\/em>, in cui si intrecciavano la teoria della ricorsione di Kurt G\u00f6del con i disegni, anch\u2019essi ricorsivi, di Escher e con l\u2019arte della fuga di J. S. Bach, sublimata questa dallo struggente violoncello de L\u2019offerta musicale. Oggi quei libri stanno su uno scaffale della libreria di mio figlio Manfredi, a cui avevo raccontato la loro provenienza e che \u00e8 un grande appassionato di matematica e scienze.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"195\" height=\"300\" src=\"https:\/\/blog.scunzajocu.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/image-23.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-222\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>La cena in terrazza con i miei genitori e i miei fratelli fu molto piacevole anche se non priva, per me, di<br>imbarazzo, quando si tocc\u00f2 l\u2019argomento della scelta degli studi superiori. Con molto garbo, Carmelo fece<br>presente a mia madre che sarei stato ugualmente bravo anche allo scientifico, se lo avessi scelto, quasi a<br>suggerire un cambiamento di rotta, che per\u00f2 era ormai praticamente impossibile.<br>Negli anni del liceo mantenni un rapporto continuo con Carmelo, ma necessariamente meno assiduo. Ricordo che venne a trovarmi all\u2019ingresso dell\u2019aula all\u2019inizio del IV ginnasio, in occasione della prima lezione di matematica a cura di un suo pi\u00f9 anziano collega a cui pens\u00f2 di \u201csegnalarmi\u201d: era il professor Alfredo Tumminello, altra straordinaria figura di docente che metteva e dava anima alle sue lezioni, seppure con un metodo un po\u2019 pi\u00f9 tradizionalista, e con cui nacque uno splendido rapporto didattico e umano di stima e affetto.<br>Quando nel 1980, dopo la maturit\u00e0 classica, mi trasferii a Pisa affascinato dall\u2019informatica per seguire i corsi universitari di Scienze dell\u2019informazione, durante i periodi di vacanza trascorsi a Palermo continuavo a sentire Carmelo, molto curioso dei programmi di studio e dei contenuti dei diversi insegnamenti di informatica e di matematica. Ricordo che per l\u2019esame di \u201cAnalisi matematica 1\u201d, spauracchio del primo anno, aiut\u00f2 me e Fabrizio, mio compagno di studi dalle elementari all\u2019universit\u00e0, fornendoci suggerimenti per la risoluzione di alcuni esercizi, in particolare di quelli di tipo numerico che lo appassionavano e sorprendevano per essere rivolti a studentelli del primo anno, che ci furono utilissimi anche oltre l\u2019esame.<br>Un giorno, nella biblioteca dell\u2019Istituto di Scienze dell\u2019informazione (ISI), odierno Dipartimento di Informatica, vidi un libro antico, di un editore tedesco, che riportava in frontespizio la scritta in greco antico \u03c7\u03b1\u03bb\u03b5\u03c0\u1f70 \u03c4\u1f70 \u03ba\u03b1\u03bb\u03ac, che i miei recenti studi liceali mi consentivano di tradurre come \u201cdifficili le (sottinteso \u201ccose\u201d) belle\u201d. Si trattava della traduzione \u2013 in tedesco \u2013 del trattato \u039a\u03c9\u03bd\u03b9\u03ba\u03ac di Apollonio di Perga, dedicato alle curve coniche. Quel volume mi ricord\u00f2 immediatamente l\u2019esame di abilitazione di Carmelo, e glielo raccontai durante le vacanze di Natale, facendolo divertire e incuriosire molto (conosceva ovviamente il trattato sulle coniche, noto a tutti i cultori di storia della matematica al pari delle opere di Eulero e di Cantor).<br>Negli anni successivi i contatti si allentarono, forzatamente: avevo lasciato Palermo nel 1980 e, dopo gli anni di universit\u00e0 a Pisa, mi ero trasferito a Roma per lavoro. Lo incontravo qualche volta al Gonzaga in periodo di vacanze, oppure nei pressi della parrocchia di San Michele e della vicina pasticceria. Ogni volta era per me una grande gioia e gratificazione scambiare qualche parola con lui, trovando sempre nel suo sguardo vivo quella luce di intelligenza e bont\u00e0 d\u2019animo che mi avevano colpito tanti anni prima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A dimostrare che alcuni degli strumenti fornitici dalle tecnologie possono servire, ogni tanto, a qualcosa di<br>utile, oltre che a rincitrullirci con i loro effetti di <em>engagement<\/em> e di profilazione comportamentale, fu<br>tramite The Facebook che, nel 2006 circa, ripresi i contatti con Carmelo, utilizzatore cauto e perplesso, ma non meno curioso, del social network.<br>Mi invit\u00f2 quindi ad andarlo a trovare ai Magazzini culturali della Zisa, a Palermo, dove alla prima occasione utile mi recai: ci abbracciammo a lungo, dopo anni di lontananza interrotta dalle frequentazioni online, sotto lo sguardo di mio figlio Manfredi, che avevo coinvolto per via della sua passione per la matematica e le scienze.<br>Carmelo era stato l\u2019ideatore e tra i principali promotori di Palermo Scienza, magnifica iniziativa di divulgazione scientifica di elevatissima qualit\u00e0, e mi chiese in quell\u2019occasione di contribuirvi con qualche mio<br>intervento sull\u2019informatica vista dal mio punto di vista, quello dei diritti e delle libert\u00e0 delle persone, e sul<br>controllo sociale abilitato dalle tecnologie dell\u2019informazione.<br>Purtroppo non corrisposi a quella sua richiesta, ma non per pigrizia o inerzia: ritenevo che lui e il suo pubblico meritassero qualcosa che non ero in grado di esprimere, soprattutto con il livello di comunicativit\u00e0 ed entusiasmo che lui possedeva, e che non fosse il caso di intrattenere i giovani con l\u2019illustrazione di questioni che, seppur derivanti dall\u2019applicazione di tecnologie informatiche, richiedevano troppi riferimenti a<br>normative e a giurisprudenza, rischiando di far perdere la connessione con gli aspetti scientifici pur sicuramente correlati.<br>Ho rivisto Carmelo l\u2019ultima volta sul sagrato della chiesa di San Michele, l\u201911 settembre 2024, nella<br>tristissima occasione della messa esequiale per mia cugina Maria: in quell\u2019occasione mi apparve veramente<br>molto addolorato e partecipe nel ricordarne le doti umane, che anche lui aveva apprezzato incontrandola<br>quale madre di un suo giovane allievo del Gonzaga. Ci lasciammo per\u00f2 con la gioia dell\u2019essersi ritrovati, sotto lo sguardo sorridente di monsignor Franco Beneduce S.J., grande amico comune, che da qualche metro di distanza ci seguiva e con cui ci eravamo ripromessi di riunirci in trio alla prima occasione possibile.<br>Ora scrivo queste poche righe sull\u2019onda della commozione per la triste notizia, inaspettata, della scomparsa del professor Carmelo Arena a Palermo, per ricordare a me stesso e cercare di mostrare quanto la bont\u00e0, la mitezza, la correttezza, l\u2019intelligenza, l\u2019amore per il sapere di un singolo possano avere effetto e ispirare, silenziosamente, senza nulla chiedere, coloro che le avvertono e sanno riconoscerle.<br>Carmelo Arena ha avuto in abbondanza queste qualit\u00e0, e lo dimostrano pi\u00f9 di ogni altra cosa le testimonianze di affetto che gli vengono tributate, dalla dolorosa cerimonia di ieri a Palermo, ancora a San Michele, a cui non ho potuto prendere parte, agli articoli sui giornali e ai tanti post che leggo in queste ore in rete, che spero portino almeno un po\u2019 di consolazione alla moglie Diana e ai suoi familiari che oggi ne piangono la scomparsa.<br>Di sicuro, quella di Carmelo \u00e8 stata una vita ben spesa e che ha lasciato pi\u00f9 di un segno, ben oltre quella<br>\u201cgeometrica bellezza\u201d a cui ci ha iniziato: ci ricorderemo di lui come maestro, come persona, come amico, come uomo di fede in senso vero e profondo e non come posa convenzionale, cercando di fare tesoro dei suoi insegnamenti, della sua umanit\u00e0.<br>Roma, 14 giugno 2025<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RICORDO DI CARMELO ARENA,MAESTRO DI VITA E DI MATEMATICA IN TERRA SICILIANA Correva l\u2019anno (scolastico) 1972\/1973 quando gli occhi neri di Carmelo Arena, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":220,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[47],"tags":[],"class_list":["post-217","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-palermo-o-cara"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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